L'Adunata di Bergamo (di Dario Bignami)

Aveva visto lungo Giuseppe Garibaldi il 5 maggio 1860 quando, partendo da Quarto per Marsala inseguendo il suo sogno di un’Italia unita, divenuto realtà l’anno successivo, portò con sé tra i suoi mille moltissimi bergamaschi.

Come riconoscimento a ciò, il gonfalone di Bergamo è stato insignito del titolo di “Città dei Mille”.

Che questa sarebbe stata una grande adunata lo si era già capito lo scorso anno al termine di quella, altrettanto meravigliosa, di Latina. Tutti non vedevano l’ora che i 365 giorni che dividevano le due adunate passassero alla svelta. Il richiamo di un raduno nazionale a Bergamo era già allora molto invitante e molto sentito. E tutti sapevano che sarebbe stata un’adunata da “Mille e una favola”: un’adunata da record.

“Città dei Mille” dicevo prima, ma ora, e non ce ne voglia Garibaldi, dopo tre giorni stupendi Bergamo a buon diritto potrebbe fregiarsi del titolo di “Città delle Mille”. Delle mille feste che si sono create a ogni angolo della città e anche nei paesi della provincia bergamasca in quest’unica grande festa di popolo (alpino), delle mille e mille facce allegre e sorridenti, dei mille abbracci gioiosi di tutte le persone che si sono date appuntamento a Bergamo, magari senza conoscersi e senza sapere cos’è l’adunata degli Alpini, ma con la sola voglia di esserci, di non voler mancare assolutamente a questo bellissimo appuntamento, di voler vivere l’adunata e con la consapevolezza di poter dire con orgoglio: “A Bergamo io c’ero!”. E poco importa se la pioggia l’ha fatta da padrona per quasi tutto il tempo; per gli Alpini il periodo dell’adunata è bello come il sole raffigurato sul gonfalone della città. Per questo motivo in molti, a partire dal tardo pomeriggio, hanno sfilato pur sapendo di bagnarsi: per sentire addosso il calore della gente e per raccogliere il giusto tributo di applausi e di sorrisi dell’Italia che ama gli Alpini. Difficile trattenere l’emozione e le lacrime, sia in tribuna che in sfilata. È stato bello per me vedere, poche decine di minuti dopo la partenza da casa, già a partire da Arzago d’Adda e su fino a Treviglio, tutti i paesi con esposti i manifesti del raduno e le bandiere tricolori (ben 140.000 tra Bergamo e tutta la provincia bergamasca). E anche da Treviglio (crocevia per chi dalla bassa bergamasca, ma non solo, doveva prendere il treno per raggiungere la festa) fino a destinazione è stato sufficiente affacciarsi ai finestrini per vedere il grande imbandieramento in ogni singolo paese incontrato, in un territorio che si dice prediliga il verde di un partito politico. Sembrava di rivedere gli stessi paesi attraversati all’andata ed al ritorno da Bassano del Grappa nell’adunata del 2008.

In tutto questo festoso baillame di penne nere si sono inseriti anche gli alpini del Gruppo di Lodi alloggiati presso la parrocchia di S. Maria Immacolata alle Grazie (in pratica in pieno centro con la sfilata che gli passava davanti), dove c’era anche il Gruppo di Vigevano-Mortara con una mostra sul Servo di Dio Teresio Olivelli. Come al solito, i primi avamposti si sono recati nella città di S. Alessandro già al venerdì mattina mentre io li ho raggiunti alla sera. I restanti sono arrivati tra sabato e domenica, e hanno contribuito a far sì che il nostro Gruppo fosse molto numeroso. Come ciliegina sulla torta, per me, il fatto di aver ritrovato a 16 anni dal congedo il mio amico Mauro Rosola, iscritto al Gruppo di Berlingo della Sezione di Brescia. Il classico pranzo del sabato in un buon ristorante ha poi contribuito a rendere quest’adunata ancor più bella.

Grande è stata anche la partecipazione della nostra Sezione, accorsa in gran numero vista la vicinanza. Se già al venerdì sera, dopo l’arrivo e il passaggio della Bandiera di Guerra, la città si presentava quasi paralizzata dal grande afflusso di penne nere, il sabato è stato ancor peggio (o ancor meglio a seconda dei punti di vista) col raggiungimento della prevista cifra di cinquecentomila partecipanti. Raggiungere la Città Alta (bellissime le antiche mura adornate di bandiere tricolori) per semplici scopi turistici o per andare a fare una visita al Beato don Carlo Gnocchi in duomo è stata cosa faticosa, quasi improba. Molte emozioni sono poi venute dal lancio dei paracadutisti allo stadio, dalla S. Messa celebrata al Lazzaretto nel pomeriggio, dal carosello delle fanfare ancora allo stadio in serata del sabato. Come non ricordare anche l’alzabandiera sia del venerdì mattina (che ha dato il via alla grande festa), sia quello sezionale del sabato a Cassano d’Adda al monumento del Generale Giuseppe Perrucchetti; oppure come non ricordare “la prima volta” in sfilata dei ragazzi che hanno partecipato lo scorso anno al progetto “Pianeta Difesa 2009”; così come c’è stata anche la prima volta per il Gruppo di San Giuliano Milanese nel portare uno striscione sezionale. Belli e applauditi i nostri due striscioni con le frasi: “Naia, scuola di vita” e “la montagna ci ha formato come uomini, la leva ci ha formato come cittadini”. In quest’adunata non è mancato nemmeno lo spazio riservato agli Alpini in armi, con la Cittadella Militare collocata all’interno del Parco Suardi e il passaggio delle Frecce Tricolori sulla sfilata lasciando nel cielo l’inconfondibile scia tricolore. In pratica si è passati da un’emozione all’altra senza quasi rendersene conto. Nella sublime sfilata della domenica un gran boato si è udito al passaggio della Sezione Abruzzi a un anno dal terremoto, sicuramente i più applauditi prima che sfilasse Bergamo. Da strappalacrime e strappa-applausi poi due loro striscioni, uno del Gruppo di Paganica che ringraziava i “fratelli” della Sezione di Vittorio Veneto per l’aiuto dato loro con il dono di una nuova sede, e l’altro, e non poteva essere diversamente, del Gruppo di Fossa per quanto fatto dall’ANA con la costruzione di un nuovo villaggio. Ma sicuramente l’apice di tutta la manifestazione lo si è raggiunto in serata quando ha sfilato la sezione di casa accompagnata da incitamenti e cori da stadio. Roba da brividi e pelle d’oca sentir scandire a gran voce il grido “Berghem! Berghem!” accompagnato da una marea di applausi.

Sicuramente la fotografia migliore che rimarrà di questa grande adunata (in tutti i sensi), almeno per me, è stata vedere viale Papa Giovanni XXIII dalla stazione ferroviaria fino alla Città Alta passando per le colonne di Porta Nuova, “incartate” di verde, bianco e rosso, completamente invaso di alpini e gente comune che facevano, come si suol dire, le “vasche” in entrambe le direzioni per il solo piacere di essere lì in mezzo alla festa, e dove mi è capitato di sentir dire una frase da un alpino bergamasco, anche se il dialetto tradiva un pò le sue origini, che sintetizza bene cos’è stato questo bellissimo weekend: <> Sicuramente Giuseppe Garibaldi sarebbe stato fiero di essere stato presente a “Berghem de sass”, nella città che per merito suo è la “Città dei Mille” e che per tre giorni è stata “capitale degli Alpini”; e il prossimo anno sarà ancora tempo di celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, in quel percorso cominciato sulle coste della Liguria, passato prima da Torino nel 1861 poi da Bergamo 2010 e che si concluderà a Torino nel 2011 in occasione dell’84ª adunata nazionale che per tre giorni vedrà il capoluogo del Piemonte tornare ad essere sì la “capitale d’Italia”, ma degli alpini.

Dario Bignami

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